Il Jeet Kune Do della Fight School si rifà al primo periodo dell'evoluzione di Bruce Lee, ovvero a quel Jeet Kune Do pensato come sistema di autodifesa.
Il combattimento reale da strada ha tecniche e metodologie di allenamento diametralmente opposte a quelle studiate nelle Arti marziali tradizionali e negli sport da combattimento. Infatti le Arti marziali tradizionali hanno perso nel tempo la loro radice marziale (guerresca) dando più spazio a tecniche coreografiche di carattere circense con lo scopo di attirare nei corsi più adepti possibili, nella convinzione che ciò che avviene nei film e nelle stesse esibizioni sia possibile nella difesa reale.
Negli sport da combattimento i due atleti sono vincolati da regole più o meno ferree che li limitano ed allo stesso tempo li proteggono da azioni eccessivamente cruente, inoltre in una competizione sportiva non ci sarà mai una terza persona che interverrà allo scontro né armi tirate fuori all’improvviso!
Il Jeet Kune Do si propone come l’essenza stessa del combattimento reale da strada: si tratta infatti di un sistema e non di un metodo , i cui principi di combattimento universali, fondati sulla geometria, sulla fisica e sull’ anatomia, possono essere applicati da chiunque, sia dall’atleta che dall’uomo non particolarmente allenato.
L’esperto di combattimento è colui che colpisce senza essere colpito, per cui un sistema di autodifesa non può prevedere come strategia l’incameramento di colpi da parte dell’avversario, cosa che avviene nella maggior parte degli sport da combattimento; non può neanche contemplare combinazioni particolarmente complesse o arzigogolate, come nelle Arti marziali tradizionali, né tanto meno può prevedere come strategia il trascinamento a terra dell’avversario e la sua “finalizzazione”, come invece accade nei moderni vale tudo.
In uno scontro reale le tecniche devono essere semplici , dirette ed efficaci; questo perché durante un’ aggressione ci si trova sicuramente in condizioni psicofisiche che non sono quelle di una sessione di allenamento in un ambiente sicuro come la palestra, inoltre l’aggressore sarà quasi certamente più grosso e più forte di noi e con freni inibitori estremamente ridotti.
La strategia base del JKD è l’attacco sull’attacco: si tratta di chiudere la distanza con il nemico attraverso un avanzamento che ci protegge universalmente da calci e pugni per arrivare alla corta distanza ed applicare l’artiglieria pesante del nostro corpo (testate, gomitate e ginocchiate), indirizzando tali attacchi nei suoi punti più vulnerabili (occhi, gola, plesso, genitali e ginocchia); si ottiene così l’arresto immediato del nemico!
Le sequenze mostrano come il JKD funzioni tanto nel combattimento in piedi che nel combattimento a terra.